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La digitalizzazione e l’innovazione dei processi nella supply chain 
sono alla base della rivoluzione tecnologica che sta trasformando le aziende. 

Utenti abituati ad ordinare su portali di e-commerce spingono a cambiare
le filiere delle imprese, obbligate a tagliare drasticamente i tempi di go to market 
con configurazioni tailor made dei prodotti.

In uno scenario altamente competitivo ed internazionale,le tecnologie
di Internet of Things forniscono le leve necessarie per competere; 
avere la completa visibilità di tutta la filiera in tempo reale permette agilità e tempestività di azione.

Intelligenza artificiale, robotica e blockchain, modellano le nuove catene di valore, proiettando le aziende verso un nuovo concetto di catena connessa, in logica data-driven.

L’apertura dei lavori è affidata ad Alessandra Marconato:  “Ancora oggi ci sono persone che hanno qualcosa da dire e che vogliono mettersi in gioco anche se questo sembra essere un mondo dominato dalla mediocrazia in cui l’uomo comune ha paura delle macchine che gli ruberanno il lavoro”. Ma si può uscirne, percorrendo la strada del cammino di mezzo in cui ci si ricorda che la macchina è creazione umana ed è a supporto dell’umanità. 

Il Manufacturing Keynote è affidato a Giordano Riello che esordisce ricordando come il 65 per cento dei bambini che frequentano le scuole di oggi faranno un lavoro che non è stato ancora inventato; siamo di fronte a un cambiamento epocale.

Dobbiamo interpretare al meglio questa nostra storia industriale, portando gioventù e tecnologia.

Bisogna pensare alle start up come categoria indispensabile per la crescita delle aziende consolidate.

Ci deve essere un continuo e costante rapporto tra industria e università, anche con le facoltà di filosofia e lettere perché ci fanno interpretare le cose in un’ottica diversa. I robot non uccidono il lavoro ma alzano il livello del lavoro; il nuovo operaio dovrà avere una cultura molto più ampia.

Dobbiamo Capitalizzare l’esperienza dei nostri padri e dei nostri nonni reinterpretandola in chiave innovativa.

Dario Favaretto introduce la prima tavola rotonda “World Smart Manufacturing, uomo e dati al centro della produzione“ dando la parola a Paolo Vaniglia di Kuka Roboter Italia che esordisce: “Siamo alla quarta rivoluzione industriale e alla seconda rivoluzione robotica; si tolgono le barriere ai robot e li si mettono in ambienti popolati perché reagiscono in maniera sicura ai possibili contatti con le persone. Ci sono i sensori in ogni giunto dei robot che permettono loro di stare vicino agli operatori.” Si sgrava l’operatore da operazioni pesanti creando una crescita culturale dell’operatore. Si diventa colleghi, in un mondo e spazio condiviso e sicuro.

Il robot collaborativo si muove creando la robotica mobile.

L’idea è portare il robot non solo a fare operazioni ripetitive ma a fare in modo che da solo capisca l’ambiente che lo circonda evolvendo in continuazione.
La parola passa quindi ad Erika Vaniglia di Gellify, piattaforma di innovazione b2b che guarda alle start up e alle pmi innovative da connettere alle realtà affermate.​ “Gellify è una società nata a marzo 2017 che ha già investito più di 7 milioni di euro in 11 start up con focus nel b2b digitale. Diamo tre ingredienti fondamentali: 1-smart money, 2-un programma di accelerazione per portare a livello solido le start up a 24 mesi, 3-l’accesso al mercato tramite il network di consulenti dell’azienda che lavorano con le corporate in forma di open innovation. Passare dall’ispirazione alla concretezza. Trasformare la teoria in business. Un’ innovazione più spinta e pratica. “
Il terzo intervento della prima tavola rotonda vede coinvolto Claudio Morbi di Stain, azienda che da 20 anni si occupa di sistemi MES. “Raccontiamo vita morte e miracoli di quello che succede in stabilimento.”

la scommessa verso le aziende è:”Ma se noi vi dessimo dei dati in tempo reale e certi guadagnereste un po’ di soldi in più?”.

Essere digitalizzati vuol dire avere l’informazione al momento giusto.

Industry 4.0 l’hanno inventata i tedeschi partendo da questa domanda: come è possibile fare un prodotto personalizzato a minor costo? Oggi chi fa il prodotto più personalizzato è più premiante e vince di più. E questo con la carta non è possibile realizzarlo. Non c’è prodotto se non c’è informazione. Oggi non produco se non ho un processo, una metodologia, e posso monitorarli in maniera esatta e in tempo reale in modo tale da dare risposte velocemente. Essere paperless significa intercettare i micro costi, perfezione di efficienza con una lente ad hoc. Schedulare meglio. Il sistema ti guida, in tempo reale. Non più operai che spostano i pezzi ma operai che gestiscono i dati. Togliamo dalla percezione delle persone la percezione.
L’intervento di chiusura è affidato a Federico Canuti di Glassup che inizia dal concetto di Realtà aumentata, ossia fruire di contenuti in tempo reale sovraimpressi alla realtà agita dell’operatore. In questo contesto, F4, lo smartglass di GlassUp è creato per un utilizzo b2b sul campo; un occhiale che nasce con ergonomia e specifiche atte a supportare l’operatore tramite condivisione e presidio del know how in tempo reale mentre si agisce. 

Si accede così al concetto di training on the job; oggi vince il sistema aziendale, quindi l’integrabilità della soluzione all’interno del plant, oggetti nati con il sogno consumer, poi tirati per i capelli e messi nel b2b. 

Roberto Donolato di Zebra Technologies conclude il percorso dedicato al mondo manifatturiero con la visione di Zebra del futuro.  “La contaminazione digitale rende i nostri processi più efficaci. Con il controllo dell’informazione in tempo reale ho maggiore controllo della situazione, potendo prendere la decisione giusta al momento giusto.” Dobbiamo estendere i confini della nostra visibilità umana. Proveniamo da un’informazione molto basica ma i processi sono sempre più affamati di dati in tempo reale dove i processi ulteriormente migliorati sono garantiti dalle nuove tecnologie. Passiamo dal barcode al riconoscimento delle immagini, Tracciamo asset che si spostano, ci avvaliamo di sensori che ci aiutano a capire e proteggerci. Andiamo verso nuovi concetti di device, nuove ergonomie che aiutano la gestualità, cambiano le logiche di dispositivi che sono in grado di vedere e riconoscere ciò che sta cambiando. 

Sistemi e tecnologie che possono essere interrogati in maniera autonoma e che permettono di liberare le mani nelle operazioni e nei processi. Non solo smart device ma anche smart environments, ambienti preparati con sensoristica che ci aiutano a capire come cambia il mondo esterno. Calcolare le volumetriche dei pacchi e dei colli. Una soluzione ci potrà aiutare a capire se stiamo caricando bene o male il camion. Tenere sotto controllo la merce esposta in un punto vendita in tempo reale, controllare la disposizione delle persone nei negozi e controllare qualche malintenzionato. Tracciare eventi oggetti asset e persone all’interno di qualsiasi processo. Quanto tempo ci mette il componente per spostarsi dal punto a al punto b? quanto sta fermo? Dove sono i carrelli di movimentazione? Non solo oggetti e asset ma anche persone. Se ci sono aree critiche io voglio essere sicuro che tutta le persone siano uscite dal quell’ambiente. Esempio interessante ne è l’abilitazione al lavoro di certi macchinari ed asset solo se all’interno di un ristretto campo d’azione. Si va verso una realtà aumentata con riconoscimento gestuale. Mixando una serie di tecnologie veniamo guidati o con il solo gesto della mano darò la conferma di un’operazione di lavoro. 

Si rientra dalla pausa caffè con il Transport & Logistics Keynote affidato a Simone Vicentini di Gls Enterprise. L’Italia è un paese di manifattura, manifattura vera. Le aziende di successo sono quelle che nella logistica ci credono, sono quelle che hanno fatto innovazione nella logistica. Tutte le società di e-commerce per essere di successo devono avere una logistica efficientissima. Gli operatori di e-commerce fanno attività di logistica, non di vendita. La logistica ha assunto rilevanza fondamentale dalla crisi del 2008 in poi quando le aziende hanno accorciato le loro catene distributive. Il negozio si trasforma da punto vendita a punto di personalizzazione e magazzino decentralizzato. Oggi vince chi customizza il prodotto e chi customizza la propria catena logistica in un’unica filiera distributiva. Le aziende che hanno più successo sono quelle che innovano la propria catena distributiva.

La parola ritorna a Dario Favaretto che introduce la seconda tavola rotonda “Transport & Logistics 2020, la distribuzione è connessa” con il tema del rapporto tra aziende e Università.

Spazio quindi al Prof. Alessandro Persona dell’Università di Padova che fotografa la nuova fisionomia dell’università moderna. “La ricerca non può essere pura ma applicata; siamo orientati a una ricerca atta a incrementare l’efficienza e la qualità dei processi; la logistica non si fa su una sedia ma in mezzo alle persone. Siamo quella persona in più che pensa insieme alle persone dell’azienda. L’università può mettere così a disposizione il proprio know how scientifico. L’approccio deve essere di filiera, deve essere un approccio integrato. I progetti importanti sono quelli che aggrediscono tutte le parti della supply chain con l’obbiettivo dell’ottimizzazione complessiva. Le politiche mirate solo al contenimento dei costi hanno una vita breve. Dobbiamo passare da un rapporto di fornitura a un rapporto di partnership”.
La palla passa a Paolo Farinella di Incas che traccia una visione di logistica del futuro: “La logistica dei prossimi anni è una logistica liquida dove è necessaria una collaborazione a 360 gradi. La logistica collaborativa va al di fuori dell’azienda con tutti quelli che hanno a che fare con la logistica dell’azienda. Tutti i paradigmi di ottimizzazione non funzionano se sotto non c’è una logistica forte. Ci vuole una visione chiara e globale del sistema. Trovare il rapporto costo beneficio migliore. Se le aziende un tempo facevano piatti pronti ora devono fare piatti personalizzati, per cui la gestione dei processi e delle materie prime deve avvenire sotto logiche di ottimizzazione costante. Quello che farà la differenza nel futuro sarà solo il livello di servizio.
Il terzo intervento della tavola rotonda vede coinvolto Davide Guariento di Wtco, azienda che guarda all’ottimizzazione dei processi con logiche lean ma gestite in una modalità nuova e diversa atte a creare valore. “Abbiamo creato un nostro metodo, il WIT, con il quale cerchiamo di spingere verso il miglioramento continuo. Quante aziende qui hanno avviato progetti di lean e quanti hanno raggiunto gli obbiettivi promessi?” Quando si porta un cambiamento, questo deve essere mantenuto e sostenuto. Bisogna agire sulla consapevolezza e sulla partecipazione delle persone che spesso non troviamo all’interno delle aziende. La cultura del processo non è ancora così diffusa nelle nostre realtà. L’imprenditore spesso non ha chiara una vision di dove vuole andare. Non si ha la cultura di misurarsi, non è solo un problema di processo logistico ma trasversale. Faccio del miglioramento ma rispetto a che cosa? Il focus non deve essere solo la tecnologia, ma metodi di evoluzione progressiva. Tutte le tecnologie devono portare ad un vantaggio nella catena del valore. Prima ancora della tecnologia ci deve essere la consapevolezza di quelli che sono i vantaggi. Quante volte si parte a 1000 e poi non si arriva a quello per cui si era partiti. La governance lato budgeting dell’azienda non può essere messa in mano al cfo, e il supply chain manager dovrebbe sedere nel cda. Bisogna trasformare la supply chain in strategia direzionale, questa è la chiave di volta. Spesso i progetti industry 4.0 non vanno al segno e per questo è fondamentale nell’approccio alla tecnologia sedersi a un tavolo e ragionare con le persone. Ci deve essere una concertazione e tutte le persone devono avere chiaro come e dove si vuole andare. Calare il proprio lavoro su visione non di una settimana ma molto più avanti. Non è la lotta al costo, al minor costo, ma è la visione di “n” tecnologie, una corsa al maggior beneficio lavorando sulle persone.
Conclude la tavola rotonda Filippo Sottovia di Chainment il cui motto è condivisione-sincronizzazione-azione. Andiamo verso l’innovazione del buon senso, la logistica per prima cosa deve essere condivisione delle informazioni in tempo reale; prima il dato diventa digitale e meglio è. Bisogna avere la visione di un trasporto esteso che non faccia rallentare l’ottimizzazione che ho raggiunto all’interno della mia fabbrica, si tratta di condividere nella stessa filiera l’ottimizzazione di più aziende. Filippo Sottovia aggiunge:”Oggi i manager possono essere aiutati da algoritmi che studiano 30 anni di storia precedentemente acquisiti e possono dare una percentuale di riuscita e di ottimizzazione o semplicemente delle proposte di secondo livello che difficilmente sono nella logica umana.” Il grosso lavoro dei prossimi anni sarà quello di ottimizzare l’intera filiera: Una volta che abbiamo ottimizzato la nostra azienda e finisce lì si deve pagare per tutti quegli attori che bloccano la nostra efficienza, ricordando che il trasporto è il biglietto da visita finale in una supply chain che è rapporto tra cliente e fornitore, con una condivisione sincronizzata e misurata.

Nicola De Zolt conclude il percorso sul mondo della logistica e dei trasporti con la Vision di Zebra Technologies: “Emerging need” del mercato t&l è interpretare l’uso dell’intelligenza artificiale con due soluzioni reali”
La prima emerging needs è rappresentata dall’instant delivery: product prevision and product services ever close to the point of demand significa mi viene richiesto un prodotto o un servizio, e devo riuscire a farlo fruire nell’immediatezza e nella vicinanza di chi l’ha richiesto, come per esempio il servizio  Direct to car parcel post dove il pacco che ho richiesto viene consegnato nel bagagliaio della mia auto.
Entro il 2025 il 40% delle consegne sarà richiesto entro due ore e significa avere tutta la catena che lavora assieme per raggiungere tale risultato, avendo la continua visualizzazione di quello che sta succedendo. 

Se io so cosa fa il mio cliente al PC nel sito di e-commerce ho la possibilità di conoscerlo meglio e ciò mi permette anche di interagire con lui conoscendone il suo comportamento. Per analogia però nel magazzino tutto questo non avviene. Non avviene che in tempo reale i dati siano digitali, e ciò fa in modo che  lasciamo sul campo un grosso valore. L’industria lascia sul campo l’8% del suo valore per la non conoscenza reale di ciò che viene trasportato.

Le nazioni unite pensano che un terzo del cibo trasportato è deperito. L’idea è quello di ottimizzare in questo senso. E’ qui che l’intelligenza artificiale entra a fare il suo lavoro. Se ragioniamo sui sistemi correnti, (System of record) parliamo di sistemi dove è sempre l’uomo a iniziare la domanda e il sistema risponde. Pensate ad un driver che inizia con la lista della mattina. Ciò non sostiene un modello di business of instant delivery.
Se ragioniamo invece sui sistemi futuribili, (System of reality) abbiamo la possibilità di acquisisre continuamente dati creando un insight di uno stato di quel sistema in maniera reale, so dove si trova un driver, so come sono le strade. Nel paradigma del sistem of reality è la macchina che interagisce con l’uomo. Savanna, per esempio, è quella piattaforma centralizzata di Zebra che acquisisce tutti questi dati e li combina in modo da gestire una analitica real time capace di direzionare e dirigere operatori e trasportatori facendogli fare rotte minime lavorando nell’ottica di fornire la prossima miglior mossa. Il sistema accumula e storicizza i dati stimando il trend di ogni attività sul campo e lanciando allarmi quando una situazione è fuori dal trend storico.
Smart pack trailer è invece un’altra soluzione di Zebra Technologies che lavora alle baie di carico; permette di creare efficienza nelle volumetrie considerando che mediamente le aziende trasportano il 30% di aria; dà  anche una possibilità di miglioramento continuo comparando il lavoro di diverse squadre;  riveste infine anche un aspetto di sicurezza in quanto il sistema è in grado di vedere e allertare un supervisore se qualcuno non lavora correttamente e potrebbe farsi male.

Si passa quindi all’ultima tavola della giornata, “Intelligenza artificiale e Block Chain. Nuove frontiere per la sicurezza della Supply Chain.” con l’intervento di Daniele Sommavilla di Certilogo che inquadra la visuale sul concetto di sicurezza: come ci proteggiamo dal fornitore del far east che fa sovra produzione? Come recuperiamo un camion sparito che trasportava i nostri prodotti? come posso proteggere un consumatore che si trova alle mani un prodotto che non doveva finire in quello stato? Il numero di consumatori ingannati sta crescendo pesantemente; basti pensare che se si vuole comprare un capo Armani autentico online esistono 2 possibilità: 15.000 siti che vendono merce originale e 30.000 siti che vendono merce contraffatta. In questo momento Amazon ha un grande tappo con scritto trust. Quando toglieremo quel tappo l’E-commerce crescerà verso volumi importantissimi.
Esistono supply chain legittime e supply chain illegittime che prendono delle strade diverse colpendo il mondo del consumo; un mondo che con l’internet of things può però mandare segnali metterndo al centro la persona. Le persone sono diventate una macchina da guerra con più di due miliardi di telefonini con cui possono fare tutto. Il consumatore non è più la figura alla fine di un tunnel ma è una figura che può lavorare assieme a noi. Basta solo attivare questa potenza di fuoco. Quando viene rubato un camion si bloccano i seriali e appena ne salta fuori uno vengono accessi i fari. Ciascun capo di stone island è dotato di smart tag. La piattaforma è dotata di motori semantici e intelligenza artificiale e con un algoritmo e rete neurali viene istruita del vero e falso. La filiera informa l’azienda ma anche il credito che blocca i falsi venditori.

Se le persone vengono ingaggiate diventano parte della famiglia e dell’intera filiera.

Quindi bisogna

1-Estendere la vostra intelligence di filiera,

2-ingaggiare i consumatori,

3-raccogliere ed elaborare le informazioni. 

E a chiusura dell’evento riportiamo il discorso di apertura di Daniele Nonnato di Multimac, società editrice di Supply Chain Technology Forum, che in maniera unconventional riassume il tratto dell’evento:


“A pochi km da qui, nel centro della città di Padova, nell’omonima Università, trascorse uno dei momenti più felici e produttivi della sua vita Galileo Galilei; passerà alla storia per molte scoperte che avevano alla base una nuova visione delle cose che ci circondano. Visione che se analizzata correttamente poteva essere leva di vantaggio verso gli avversari e i competitori dell’epoca; pensiamo come il cannocchiale trasformò e diede valore aggiunto agli eserciti che lo utilizzavano.

Oggi le aziende che hanno una completa visione della propria catena di valore possono crescere più in fretta e con maggiore sicurezza. Avere la visione di tutta la supply chain in tempo reale in ogni suo nodo più piccolo e distante permette alle aziende di essere corpo unico e di giocare tutti insieme come squadra vincente.

1-Ibridare processi di business tradizionali con i nuovi canali digitali,

2-gestire la seniority, l’uscita imminente dal mondo del lavoro di un 30 per cento delle nostre più importanti maestranze anche attraverso la tecnologia che può aiutare le nuove leve ad apprendere le skills più complesse,

3-ibridare l’it con l’ot, l’information Technology con l’Operation Technology creando un corpo unico.

Tutto ciò diventa leva fondamentale di crescita, perché conoscersi significa potersi migliorare. Milioni di big data possono essere gestiti ed analizzati ricreando flussi e processi innovati per migliorare le proprie performance. Ecco che la tecnologia e la digitalizzazione diventa intelligenza aumentata distribuita ad ogni persona e in ogni nodo della filiera; significa correre tutti insieme verso lo stesso obbiettivo.

Avere la completa tracciabilità digitale dei flussi della Supply Chain permette oggi alle aziende di condividere i propri dati attraverso sistemi dii blockchain che danno la vera garanzia all’utente che i processi sono quelli dichiarati dall’azienda; significa avere un nuovo registro digitalizzato e inalterabile a disposizione e salvaguardia di tutti.

Un buon lavoro e un ringraziamento per la vostra attenzione.”